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D: Perché alcuni interventi a volte si fanno in ambulatorio mentre altre volte in clinica?
R: Perché alcune volte la stessa procedura viene proposta come chirurgia ambulatoriale, altre volte in clinica, oppure con ricovero ospedaliero?
Personalmente non forzo mai l’indicazione al tipo di struttura; valuto caso per caso e lascio ampie possibilità di scelta al paziente.
Questo è importante per mettere il paziente a proprio agio, assecondare particolari situazioni come la distanza da casa, l’assistenza postoperatoria domiciliare e le preferenze individuali.
Il fattore di scelta finale più importante è il parere dell’anestesista: è lui che decide quali sono i minimi requisiti della struttura chirurgica in base al tipo di paziente, alla sua tranquillità/ansietà, all’età, alle condizioni di salute di base, alla durata dell’intervento chirurgico.
Un commento personale:
Proporre un intervento ambulatoriale non significa sottostimare la chirurgia estetica. Il rispetto verso il paziente e verso questa disciplina sta nel gestire ogni singolo caso come unico e proporre la migliore struttura per esso.
L’esperienza nel saper gestire queste variabili mi giunge dall’esperienza ospedaliera: ho la fortuna di lavorare in un grande ospedale milanese, dove pratico chirurgia ricostruttiva, chirurgia dei traumi facciali, chirurgia del naso e chirurgia post-obesità.
Gestire problematiche diverse, pazienti molto differenti tra loro e patologie complesse mi ha aiutato molto ad avere un approccio rigoroso alla chirurgia ambulatoriale.
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